31/03/2011

Se un amore finisce...

 

 

Se un amore finisce  o non nasce...

Preferisco pensare ad una sorta di 'Nozze in cielo', come raffigurate nel mistico romanzo di Mircea Eliade, piuttosto che ad una storia d'incontri e addii: ovvero ad un' occasione sprecata per eccesso di prudenza intrisa di egoismo.

Il racconto che la vita spesso ci offre di un incontro speciale tra un uomo e una donna, il quale non si conclude o viene interrotto sul nascere, è pur  sempre vibrante di sentimenti profondi e di attese deluse, si sente comunque l'essenza dell'amore sognato e sognante, che rende credibile la promessa, anche se questa debba svanire in un finale disincan1_g.jpgto.

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Nessun pregiudizio...

 

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Non ho pregiudiziali di tipo culturale o pseudo culturale.

A me interessano la gente vera, le persone autentiche, i pensieri che esprimono, il senso dell'umorismo, lo spirito d'avventura, la poesia e la bellezza nelle forme più svariate: il mondo.

Sono disgustato dalla politica.

Cerco percorsi alternativi al mio disincanto su uomini e cose di questa sbrindellata società.

Ammiro le donne perché sono pragmatiche e sanno superare le asperità che la vita riserva a tutti, con maggiore spregiudicatezza.

Il lavoro infine non è tutto: vorrei dedicarmi di più all'otium latino, una categoria che considero trascendentale come la religione e gli orienti del pensiero.

Medito la fuga in India o in Malesia o anche in Africa del sud.

Alla prima occasione buona, credo che  volerò verso una di queste mete, per immergermi nell'armonia e nella serenità, forse gli unici valori che contano ancora.

 

 

 

 

 

06/02/2011

Caro Professor Jung

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Capita a volte, se non frequentemente, di attraversare alcune esperienze, senza avere consapevolezza di quel che ci accade.

Rendersi conto della realtà circostante non è sempre facile.

Intendiamo dire che certi fatti, anche importanti, più che penetrare la nostra personalità scivolano sopra la nostra figura, per poi dileguar

si rapidamente o rincantucciarsi in un angolo nascosto della nostra psiche, in attesa di essere finalmente scoperti.

Magari per anni, emozioni ed immagini hanno sorvolato la nostra testa, senza essere catturate e messe a fuoco con lucidità. Poi, un bel giorno, saltano fuori, con un pretesto qualunque, per  presentarsi alla nostra coscienza ed interloquire con la nostra anima.

Recentemente, per caso fortuito o no, ci è balzata davanti agli occhi l'intervista a Carl Gustav Jung, nell'ottantaquattresimo anno della sua vita, mentre ancora svolgeva la sua alacre attività di studioso, mettendo in evidenza la sua intima saggezza, la profondità della sua meditazione sull'uomo.

Una rivelazione. Una lezione intellettuale inalterata nel tempo e quanto mai appropriata all'attuale momento storico.

Chi non ha mai sentito parlare di questo scienziato e della sua querelle con Freud, in merito ad alcuni temi cruciali della psicanalisi?

Nome notissimo, anche attraverso l'opera di alcuni suoi discepoli  divenuti famosi come  Hillman.Ma mentre quest'ultimo è conosciuto presso il grosso pubblico per la divulgazione di argomenti psicanalitici ed ha acquistato grande fama conseguendo successi di vendita dei suoi libri, fatte le debite proporzioni, i volumi di Jung non sappiamo se siano compulsati allo stesso modo, fuori dalla cerchia degli specialisti e all'esterno del mondo accademico.

Una diffusione del suo pensiero presso le folle, probabilmente, non sortirebbe alcun risultato positivo: egli stesso affermava che il suo discorso non era rivolto alle 'nazioni', come avviene per la politica e l'economia, ma solo ai singoli e a pochi uomini in grado di apprezzare le sue parole e le sue riflessioni.

Contrario all'omologazione e alla collettivizzazione, egli invita ad onorare l'antico imperativo greco del 'Conosci te stesso', per salvarsi dal pantano delle false promesse, dei miti di cartapesta, dei desideri fugaci ed inesauribili, delle mistificazioni delle ideologie, che inventano modelli limitati nell'angusto spazio del cosiddetto benessere materiale e del pragmatismo fine a se stesso, con la conseguenza di devastanti dissociazioni delle personalità, per la mancata sintonia tra spirito e materia, uomo e natura, assenza di legami con l'infinito, recise le radici con la civiltà arcaica, i miti, i simboli dell'essere originario.

Ora, se volgiamo lo sguardo al presente della nostra società, alle innumerevoli testimonianze di nevrosi ed autodistruzione, di folle disperate alla ricerca del denaro facile,  a seguito della manipolazione mass-mediatica e consumistica, aggravatasi con la globalizzazione e la perdita di punti di riferimento certi, il pensiero di Jung ci aiuta a chiarire quali siano i pericoli derivanti dalla discesa verso la nullificazione dell' esistenza e la mancanza di significato della vita per la gran parte dell'umanità definita evoluta e civilizzata.

Ancor più la sua riflessione ci fa vedere con distacco il triste spettacolo dei politicanti e dei cultori di programmi economici, ai quali moltitudini di poveri replicanti prestano orecchio nella malinconica illusione di rinnovare ( sic!) la società, ignorando che essa si attua solo se il singolo rinnova se stesso con la conoscenza della propria anima, secondo la semplice verita che la comunità è la somma degli individui.

Ogni giorno verifichiamo esempi di stupidità generalizzata, con i conclamati slogan impartiti col sistema della chiamata a raccoltà di tifosi, illusi e questuanti, poveri fan di cause senza senso e senza futuro, nelle adunate e nelle piazze,  per dar sfogo alle persistenti frustrazioni  ed attuare le aspirazioni dei 'signorini soddisfatti', come li definiva Ortega Y Gasset.

Gli uomini- massa affogano la propria incapacità a realizzarsi nel culto totalitario della personalità,  negli show offerti dai partiti e negli spettacoli idioti delle trasmissioni televisive.

Grazie Professor Jung, per ricordarci la  primaria esigenza di evitare il pericolo di cadere nell'abisso.



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05/02/2011

J.L.Borges: 'Poema de los dones'

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Mantra tibetano

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Eliade: 'Un'altra giovinezza'

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Invito alla lettura: 'Miti, sogni, misteri' di M.Eliade

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Mircea Eliade

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Jung: Dal profondo dell'anima 6

Jung: Dal profondo dell'anima 5

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Jung: Dal profondo dell'anima 4

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Jun: Dal profondo dell'anima 3

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Jung: Dal profondo dell'anima 2

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Conoscere Jung: Dal profondo dell'anima 1

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Invito alla lettura: 'Il libro rosso'di C.G.Jung

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04/02/2011

Donne sagge, donne selvatiche, donne beate.

 

7_70_20060309124332.jpg La donna nelle leggende alpine e dolomitiche

Hanno nomi e volti diversi: sono Salighe, Salvarie, Anguane, donne dei boschi, ninfe delle sorgenti, maghe guaritrici, contadine sagge e madri amorevoli. Sono Berchta, Gstampe, Trute…,  creature terrifiche, angoscianti, streghe. Giunte a noi attraverso i millenni, come aspetti distinti e contrapposti della Natura: luce e tenebre, vita e prosperitá, distruzione e morte.

E poi Tanna, Samblana, Chelina…, l’eco sbiadito e lontano di un tempo ancor più lontano, quello delle grandi Dee Madri e della Dea Bianca, in cui tutto faceva ancora parte del Tutto.

Attraverso la narrazione di leggende alpine, conosceremo alcune di queste figure ed ascolteremo il fascino della loro voce.

SAMBLANA, REGINA DELL'ANTELAO

Leggenda dolomitica di K. Felix Wolff - liberamente riadattata

Come ben saprete, un tempo vivere e lavorare tra le montagne non era uno scherzo, era molto più duro e pericoloso che al giorno d’oggi, non c’erano mezzi di trasporto, né yeep, né elicotteri, che aiutassero gli uomini a raggiungere e a superare le cime, a collegare le valli tra loro.

Tutti andavano a piedi, e trasportavano le loro merci a cavallo e d’inverno con la slitta. Si faceva tanta fatica, e qualcuno ci lasciava anche le penne, lassú tra le montagne, specialmente d’inverno!

Delle forze naturali tutti avevano un sacro timore, per i pericoli che esse potevano nascondere, sia l’acqua dei fiumi, che il cielo con i suoi temporali, le montagne, i ghiacciai, le valanghe…

E´di questi tempi lontani che parla questa leggenda, vecchia migliaia di anni..

Essa narra di un gigantesco ghiacciaio, situato nelle Dolomiti Ampezzane, chiamato“Antelao”.

L’Antelao era temuto da tutti, perché sulle sue cime si scatenavano con una violenza incredibile temporali terribili e perché per ben due volte  frane e slavine, rotolando fino a valle, avevano seppellito un intero paese.  All’arrivo dell’autunno contadini e pastori si guardavano bene dall’avventurarsi troppo in alto sulle sue pendici, per non essere sorpresi dalle prime bufere di neve.

C’era però qualcuno che avvisava gli uomini degli imminenti pericoli della natura: erano due ragazze, due gemelle per la precisione, che all’inizio dell’autunno  comparivano all’improvviso sui ghiaioni, ai piedi delle rocce. Esse venivano ad annunciare ai montanari l’arrivo delle tempeste di neve e del gelo.

A volte mettevano in guardia anche dall’arrivo della poiana, ombra scura e silenziosa che scendeva fulminea dalle pendici dei monti e volava sui i greggi per scegliersi l’agnellino più indifeso. Le gemelle, che conoscevano esattamente il luogo in cui i rapaci avevano il nido e  l’ora del giorno in cui essi uscivano a caccia, cercavano sempre di avvisare i pastori, in modo che questi potessero difendere il loro gregge. Allora essi lanciavano forti grida e con il bagliore dei loro coltellini, esposti ai raggi del sole, mettevano in fuga i rapaci. I montanari ricompensavano le ragazze per l’aiuto ricevuto, mostrando loro i posti in cui crescevano le fragole e i lamponi, di cui esse andavano ghiotte.

Tutti le amavano e le rispettavano. Le si poteva incontrare soprattutto al mattino presto, quando i prati erano ancora coperti di rugiada. Appena qualcuno le scorgeva, doveva fermarsi e salutarle gentilmente, perché esse erano le messaggere di Samblana, la grande e potente signora dell’Antelao.

Samblana era la regina dei ghiacci eterni e aveva scelto la cima del ghiacciaio come sua dimora preferita. Il suo immenso e splendente vestito bianco ricopriva le rocce e le nevi del ghiacciaio. Una innumerevole schiera di piccole fanciulle le reggeva il pesante velo. Erano le anime dei morti, che aspettavano di poter attraversare la porta che conduceva nel regno dei Beati e che si trovava proprio lassù, tra le rocce e le nevi dell’Antealo, quel monte così alto, che sembrava toccare il cielo.

Samblana le proteggeva sotto il suo gigantesco mantello e ad ognuna di esse regalava un pezzetto del suo vestito lucente, affinché quando era giunto il loro tempo, ognuna di esse potesse salire nel regno dei Beati, avvolte in una piccola aureola di luce.

Con lo sciogliersi delle nevi e dei ghiacci, ed il sole che splendeva caldo nel cielo, il vestito di Samblana diventava sempre più corto, sicchè alla fine dell’estate  il suo bianco velo ormai non toccava più la terra, e lasciava intravedere i verdi pascoli ai piedi della grande montagna.

Samblana possedeva una misteriosa pietra blù, la Rajeta. Con questa pietra essa raccoglieva, come in uno specchio magico, i deboli raggi del sole invernale  per distribuirli negli angoli più oscuri e più remoti delle valli, in modo che i loro abitanti potessero godere di un po’ di luce.

Ai piedi del ghiacciaio c’era anche un laghetto, dedicato a Samblana, il lago “Thigolye” (1),  dove crescevano delle cipolle miracolose, le cipolle di Samblana, che si diceva guarissero da ogni malattia.

Quando il grande velo di Samblana sará consumato,  così narra ancora la leggenda, inizierá il “tempo promesso”, quello della felicitá eterna. Allora la regina dell’Antelao salirá anche lei sopra le nuvole, oltre i ghiacci, a passeggiare per sempre tra i beati.

Ma prima di quel tempo molto molto lontano, le gemelle dovranno camminare ancora a lungo nei boschi, per dare buoni consigli agli uomini, all’arrivo della primavera e soprattutto nel tardo autunno, quando la prima tempesta di neve soffia sulle malghe deserte.

Alle gemelle spetta anche il compito affidato loro da Samblana di portare ai principi la Rajeta, affinché gli uomini sappiano distinguere la luce dall’ombra.

(1) Thigolye / zigole / cipolle

LE SALIGHE

Le Salighe erano le donne dei boschi, molto belle e molto gentili. Abitavano in queste zone delle Dolomiti fin dall’antichità.

Anche qui nei dintorni si raccontavano un tempo molte storie di salighe, a S. Andrea, a Eores, a Scaleres. Nella valle di ScalereS esse vivevano nella parte dell’ombra, tra le boccette nel bosco fitto.

Ogni tanto scendevano a valle e si fermavano nelle case dei contadini, a chiedere ospitalità o qualche cosa da mangiare. Se venivano ospitate e trattate bene, li aiutavano a rastrellare il fieno nei campi con i loro rastrelli d’argento o insegnavano loro a fare un ottimo formaggio. Nelle case in cui entravano portavano benedizione, fortuna e benessere e tutto andava per il meglio.

Qualche volta si sposavano anche con un abitante della valle, ma nessuno doveva conoscere il loro nome: Si racconta che se le chiamavano per nome,  sparivano e se ne tornavano nei boschi, da dove erano venute e non si facevano più vedere e nessuno sa perché.

Quando se ne andavano via, qualche volta regalavano una matassa di canapa o di lino, il cui filo non si consumava mai.

Ma se venivano mandate via in malo modo, allora si vendicavano e invece che prosperità e fortuna, auguravano disgrazie.

La Saliga della Val Seccata

Liberamente tratta da "Fiabe del Trentino Alto Adige", di Brunamaria Dal Lago, Oscar Mondadori

In una stretta gola vicino al paese di Santa Cristina, in Val Gardena, viveva un tempo una graziosa saliga dotata di prodigiosi poteri.

Verso la fine della primavera un giovane pastore si avventurò in questa valle in cerca di verdi pascoli per le sue mucche. Nel vederlo la saliga provò subito simpatia per lui e per aiutarlo fece sgorgare dal terreno roccioso un fresco ruscello. La zona si ricoprì come per incanto di meravigliosi prati e il giovane vi costruì una piccola malga per l’estate. Ogni tanto la premurosa fanciulla andava a trovarlo per insegnarli a preparare il burro e il formaggio o a aiutarlo nelle faccende domestiche.

Alla fine dell’ estate il pastore ritornò in malga accompagnato da una ragazza, la sua fidanzata. La donna, nel vedere la saliga, punta dalla gelosia, la scacciò via in malo modo.

La saliga abbandonò immediatamente la malga e sparì nel bosco. Verso sera, raggiunta la cima della montagna, si girò un’ultima volta verso valle, come per salutare il pastore. In mano aveva un rastrello d’oro che brillava nel sole del tramonto.

Da quel giorno la magica sorgente smise di far scaturire la sua fresca acqua e la valle si seccò tutta e tornò a a ricoprirsi di roccia e di sassi.

[Da 'L'albero della fiaba' di Maria Paola Asson]

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02/02/2011

Il caos

Una carrellata notturna tra uno dei tanti talk show che affollano le nostre televisioni sia private che pubbliche ha il pregio di dare la misura del caos che tutti stiamo vivendo.

Il paese è afflitto da mille problemi che la classe dirigente è ben lontana dal risolvere se non a parole con un chiacchiericcio sempre più fastidioso e deludente.

L'opinione pubblica non crede più a chi la rappresenta.

A85IBLYCAMA4ZZPCA2YZDKZCA00HT0ZCA8XZN1HCA3X8YAFCAFNP3V5CAMIGHJ6CADWWKSTCAMFGSAZCAO4C4ECCA8XZ6L1CARWL60KCAI3C8A9CAB9BPBHCALCY1ILCAISOD6BCAG80WAFCACZBIP7.jpgE' il caos elevato a sistema.


 

12/05/2009

Raggio di luce

Sei un raggio di luce che appare al mattino,

al mio risveglio ci sono i tuoi occhi splendenti che mi aprono il cuore,

le tue parole dolci che cantano la più bella canzone, la tua anima candida, piena di vita e d'amore, il sogno fatto realtà.

Come farei senza di te, se non sapessi che esisti, che sei, lontana, ma vicina nello stesso momento.

366861681_6c33717ff5.jpgVera e unica, tenera donna appassionata, tu sollevi il mio desiderio al di sopra del tempo, oltre lo spazio, nel cielo limpido, colmo di colori, per accompagnare le mie giornate senza nuvole.

Hiroshime

09:34 Scritto in Poesia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook